Principato Abaziale di Seborga

Il Principato Abbaziale di Seborga era una minuscola entità territoriale, autonoma da una data imprecisata fino al 30 gennaio 1729, governata dall’Abate dell’Abbazia di Lerino, nell’isola di Sant’Onorato, di fronte a Cannes (F).
Costituiva un’enclave  nella  Repubblica di Genova e dipendeva dalla  Contea di Provenza, poi dal Regno di Francia e dai  Savoia. Il borgo (500 metri di altitudine), noto per l’attività  seicentesca  della sua  zecca, si trova oggi a dodici chilometri da Bordighera, in Provincia di Imperia, non lontano da Ospedaletti e Sanremo.

La Storia

Il feudo di Castrum Sepulchri  è citato in un documento originale del 1177, pervenuto fino ad oggi, riguardante una controversia tra i monaci di Lerino e i conti di Ventimiglia circa i confini delle corrispondenti proprietà tra Vallebona e Seborga.
Il territorio  seborghino, intanto, continuò a dipendere amministrativamente e politicamente dall’abbazia di Lerino, ubicata nella  contea di Provenza che, dopo essere stata degli Angioini di Napoli, nel 1481, fu annessa al Regno di Francia.
Nel 1261, il priore della chiesa ventimigliese di San Michele, Giacomo Costa, redasse, su delega dell’Abate di Lerino, gli Statuti e Regolamenti del Principato.
I monaci provenzali traevano scarsi profitti dalle rendite del possedimento e, spesso, erano costretti a contrarre prestiti in denaro per alleviare la misera vita dei sudditi. Il Principe Abate Cesare Barcillon, nel dicembre 1666, onde ricavare consistenti entrate, aprì un’officina monetaria nel piano sottostante il Palazzo abbaziale, sito in Piazza San Martino a Seborga: il primo zecchiere fu Bernardo Bareste di Mougins. Furono battuti diversi conii e l’attività durò fino all’ottobre 1689. I Luigini, però, contenevano un basso tasso di argento e dunque non erano graditi neppure in Oriente, anche per la concorrenza di altre zecche, come quella della contea di Tassarolo.
Luigi XIV di Francia ne dispose la chiusura.
Le monete, rarissime, che oggi rimangono dell’esperienza monetaria di Seborga sono tredici, provenienti da quattro conii: in argento, rappresentano il busto di San Benedetto e lo stemma principesco all’epoca del conio (tra due fronde di palma è riprodotto un pastorale su una mitra con la scritta “Monasterium – Lerinense – Princeps – Sepulcri – Congregationis – Cassinensis”. Gli esemplari che tuttora si possono ammirare sono custoditi: uno nell’Archivio di Stato di Torino, due a Vienna, sei nell’ex collezione di Vittorio Emanuele III di Savoia, due a Marsiglia, una a Lione e l’ultimo a Bordighera. L’archeologo e numismatico  Pellegrino Tonini (1824-1884), segretario del Museo nazionale del Bargello di Firenze, nella sua opera “Topografia generale delle Zecche italiane”, ivi edita nel 1869, menzionò l’officina monetaria di Seborga (Sepulcrum, Monaci di S. Lerino), indicandola sulla mappa allegata e qualificando gli Abati di San Lerino come Principi di Seborga.

All’estrema sinistra è indicata la zecca di Seborga (Sepulcrum, Monaci di S. Lerino)

A proposito del rango principesco e del diritto di zecca erano prerogative spettanti al Sacro Romano Imperatore  e al  Papa  che potevano estenderle ad eventuali loro vicari. Nel caso di Seborga la fonte non era imperiale, perché, oltre a non esistere documento che lo provi, i beni della contea di Provenza, estintasi, passarono al Regno di Francia, assolutamente indipendente dall’Impero. La sua origine, dunque, doveva essere esclusivamente papale: ogni Abate poteva attribuire (e attribuirsi), con Autorizzazione Pontificia, titoli nobiliari.  E questo fecero gli Abati di Lerino, autonominandosi “Principi” e assegnando a Seborga il loro predicato aristocratico, in quanto deputati dell’autorità della Santa Sede sul Monastero.
Di conseguenza nessun seborghino poteva assumere lo Status di Principe di Seborga che spettava esclusivamente all’Abate o al Suo Vicario, membro dei Pauperes Commilitones Christi, l’Istituzione laico-monastica cistercense.
Questi, in qualità di Principe Abbaziale  non dipendeva dal clero secolare ma solo dal Papa (“nullius diocesis”): dirigeva, infatti, le parrocchie del territorio e nominava il prevosto di Seborga, scelto, indi, dai Savoia.
Il Principe Abate non soggiornava frequentemente in Seborga e questa assenza risultava negativa per gli abitanti del paese. Nominava un Vicario, denominato il Podestà, il cui incarico durava da sei mesi a tre anni e poteva essere rieletto. Coadiuvato da due Sindaci e da due Consoli, amministrava il feudo, sotto l’attenta sorveglianza dell’Abate assente, al quale doveva presentare continui resoconti della propria attività pubblica.
Il Principe, ogni tanto, compiva una visita e alloggiava nel palazzo abbaziale: gli spettava il trattamento di “Sua Signoria Reverendissima”, la sua carica era ad vitam, come previsto dal regolamento dell’Ordine Cistercense, per cui ogni Abate viene eletto a vita.
I monaci, però, stanchi di questa amministrazione delegata che rendeva poco e soprattutto a causa dei debiti contratti, decisero, di vendere il Principato al Re di Sardegna, Vittorio Amedeo II di Savoia  che ambiva avvicinarsi sempre più all’agognato mare.
Il contratto di vedita fu stipulato dall’Avvocato Francesco Lea, presente un rappresentante dell’ultimo Principe Abate mitrato Eraldo di Cannes, il Reverendo Padre Benoit. La somma fu fissata in 175.000 lire. La vendita fu effettuata a Parigi in presenza di un notaio che ne registro’ gli effetti. Copia dell’Atto è custodita presso l’Archivio di Stato di Torino.
In uno scambio di comunicazioni del 12 gennaio 1729, tra l’Avvocato Lea e l’Arcivescovo Principe di Embrun, delegato dal Papa per l’approvazione della vendita, che tra l’altro cita la già tentata vendita del 1697, fu menzionata una missiva di Papa Benedetto XIII del 13 ottobre 1728 (Nostra Apostolica Petitum) che non autorizzo’ la vendita a causa dei debiti che gravano nel Pricipato. Codesta missiva recita testualmente (fonte Archivio di Stato di Torino) : « …in exstravaganti ambitiosa contrabona Eccelsia alienantes statutis…»
Nonostante la missiva del Papa, i Savoia, non volendo rinunciare al tanto sospirato territorio strategico, convinsero l’Abate di Lerino , Principe di Seborga, ad effettuare la vendita a Parigi il 30 gennaio 1729 col pretesto che il Re si sarebbe fatto carico di saldare i debiti contratti dai Monaci.
Grazie all’avvenuto acquisto, i Savoia, continuarono la loro occupazione illegittima. Diversi brogliacci sono custoditi presso l’Archivio di Stato di Torino, ma non comprovano l’effetivo pagamento dei debiti, a causa di assenza di quietanze registrate, probabilmente per effetto delle ingenti somme contratte in debito dai Principi di Seborga.
I monaci di Lerino, lasciarono definitamente il territorio Abbaziale del Principato di Seborga entro il 1736.
La Repubblica di Genova, fece diverse pressioni presso la Santa Sede per scacciare i Savoia da Seborga e Papa Benedetto XIV, fu costretto nel 1748 a regolarizzare l’occupazione Sabauda emettendo una Bolla Pontificale (Bulla Pontificalis) che sanci’ il Protettorato Sabaudo a Seborga. Tale documento si presume essere custodito nell’Archivio Segreto della Santa Sede (fonte Don Antonio Allaria Olivieri).
Altra prova di questa affermazione è visibile ogni giorno a Seborga, nella statua eretta dai seborghini a Re Umberto I, datata 20 settebre 1920, nella quale vi è iscritta la citazione testuale : Seborga nei secoli fedele alla Dinastia Protettrice.
Il cosiddetto Principato Abbaziale di Seborga fu annesso ai domini dei Savoia il 30 gennaio 1729 che, però, non ebbero il diritto di fregiarsi del titolo di Principe che poteva essere assunto solo da un religioso. Seborga venne amministrata dai Savoia sino al 1946 e dopo l’avvento della Repubblica divenne, di fatto, annessa alla Stato Italiano.
Per questo motivo oggi Seborga è territorio italiano.
Alcuni seborghini, cappeggiati dal floricoltore Giorgio Carbone, al fine di ristabilire l’indipendenza del territorio seborghino, elessero negli anni sessanta, il proprio Principe di Seborga, Giorgio I, in assenza di una minuziosa conoscenza storico-giuridica.
Tale elezione a carattere goliardica, non ha alcun fondamento storico-religioso, indi per cui non ha alcun valore giuridico e resta puramente folcloristica. Di fatto ha riportato attenzione nel piccolo borgo ligure, divenuto meta di molti turisti.
Al fine di fare chiarezza su molte e stravaganti idee di riesumare, senza alcun titolo, l’Antico Principato di Seborga, si è ritenuto opportuno realizzare questa relazione storico-giuridica, con l’ausilio di fonti ufficiali, testi e recensioni on-line.

Redatto in data 23 maggio 2019

Gianluca de Lucia
Presidente dell’Associazione Culturale Castrum Sepulchri – Via Maccario 1 – 18012 Seborga (I)

Abati di Lerino (1120 circa - 1729)

TitoloNomeInizio del mandatoNote
AbateEdoardo1120 circaPriore dell'abbazia di Lerino
AbateBertrando di Blanchefort1156
AbateGuglielmo di Chartres1209
AbateTommaso Bérard1256
AbatePonce Lance1364
AbateGiovanni Lascaris di Ventimiglia1394fu il primo dei cinque priori della famiglia comitale di Ventimiglia
AbateGiovanni Pellizon1403
AbateGiorgio Lascaris1424
AbateMichele Lascaris1452
AbateNicola Lascaris1469
AbateRaniero Lascaris1493
AbateAgostino Grimaldi1512appartenente ai Grimaldi di Monaco
AbateFrancesco Bugi1534
AbateIlario de' Pescheriis1542
AbateNicola Isoard de la Turbie1553
AbateGerolamo da Perugia1563
AbateBasilio da Vallauris1583
AbateOnorato da Taggia1601
AbateCesario da San Paolo1611
AbateTeodoro da Grasse1617
AbateGiuseppe de Meyronet1656istituì la zecca in Seborga
AbateCesare Barcillon1666
AbateGiuseppe Antonio Biancheri1707
AbateEraldo di Cannes1729alienò ai Savoia il feudo di Seborga

Galleria fotografica

Bibliografia

Abbè Alliez, Histoire du Monastére de Lèrins, Paris 1862, ristampa ed. Kessinger Pub Co, Montana 2009.

Jean-Philippe Arnotte-Maurice J. Colin, La sovranità millenaria del principato di Seborga. Note storiche e giuridiche, ed. GrafiCreo, Arcore 2014.

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Eugène Cais di Pierlas, I Conti di Ventimiglia, il Priorato di S. Michele ed il Principato di Seborga, Torino 1884, ristampa ed. Kessinger Pub CO, Montana 2010.

Vittoria Delfanti, Seborga. Mille anni di storia, Alzani, Pinerolo 1963.

Nino Lamboglia, Le relazioni tra il monastero di Montmajour, Seborga e S. Ampelio di Bordighera, , Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera 1966.

Gustavo Ottolenghi, Seborga. Ieri Oggi Domani, ed, Casabianca, Sanremo 1996.

Girolamo Rossi, Il Principato di Seborca e la sua zecca, in Archivio storico italiano, 1871, pp. 248-259

Id., Il Priorato di S. Michele di Ventimiglia e il Principato di Seborga, Rivista Ingauna e Intemelia, vol. IV/1949 e vol. V/1950.

Pellegrino Tonini, Topografia generale delle Zecche italiane, Ricci, Firenze 1869.

Contatti

Gianluca de Lucia
Presidente di Polish National Catholic Church di Monaco
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